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Si può aderire a un fondo pensione se non si lavora?

La risposta è: sì! Anche chi è privo di un’occupazione può aderire a un fondo pensione e, dunque, accantonare fondi da dedicare alla propria previdenza complementare.

In questo articolo scopriremo infatti che tutti hanno il diritto di aderire a un fondo pensione, inclusi disoccupati e minori, quali sono i limiti della pensione sociale (ora assegno sociale) e quali sono i vantaggi legati all’adesione al Fondo Priamo per i propri familiari a carico.

Fondo pensione per chi non lavora

Il fondo pensione rappresenta una forma di previdenza complementare che non è dedicata esclusivamente ai lavoratori dipendenti.

In realtà, tutti hanno il diritto di aderire a un fondo pensione, e più nel dettaglio:

  • lavoratori dipendenti, sia del settore privato sia di quello pubblico;
  • lavoratori autonomi (artigiani e commercianti);
  • liberi professionisti;
  • lavoratori con altre tipologie contrattuali, come collaboratori coordinati e continuativi, lavoratori a progetto, occasionali, imprenditori, ecc.;
  • chi non svolge alcuna attività lavorativa;
  • pensionati, purché si iscrivano al fondo almeno un anno prima del raggiungimento dei requisiti per la pensione di vecchiaia;
  • persone fiscalmente a carico, come coniuge e figli.

Come vedi, al fondo possono iscriversi persone disoccupate o che non hanno mai lavorato, ma anche i minori.

Si tratta di un’opportunità aperta a tutti, dal momento che tutti hanno diritto a una vecchiaia serena e tutelata, indipendentemente dal fatto che svolgano o abbiano svolto un’attività lavorativa o meno.

A chi spetta la pensione sociale?

Partiamo nella nostra analisi con le persone prive di un’occupazione per tutta la vita, che raggiungono l’età per il pensionamento.

Nel nostro Paese, a partire dal 1° gennaio 1996 il sistema previdenziale pubblico ha sostituito la pensione sociale con l’assegno sociale.

Si tratta di una prestazione economica, erogata dopo aver fatto regolarmente richiesta, rivolta a cittadini italiani e stranieri in condizioni economiche disagiate e con redditi inferiori alle soglie previste annualmente dalla legge.

I richiedenti devono risiedere sul territorio italiano, dal momento che tecnicamente la prestazione non è “esportabile”, dunque non può essere riconosciuta a chi risiede all’estero.

A partire dal 1° gennaio 2019, per ottenere l'assegno, tutti i cittadini italiani e stranieri devono soddisfare i requisiti che seguono:

  • 67 anni di età;
  • stato di bisogno economico, con un limite massimo di reddito pari a 5.983,64 euro annui, che sale a 11.967,28 euro se il richiedente è coniugato;
  • cittadinanza italiana e situazioni equiparate;
  • residenza effettiva in Italia;
  • dieci anni di soggiorno legale e continuativo in Italia (dal 1° gennaio 2009);
  • i cittadini comunitari devono essere iscritti all'anagrafe del comune di residenza;
  • i cittadini extracomunitari devono essere titolari del permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo.

L’importo dell’assegno sociale per il 2021 è pari a 460,28 euro mensili per 13 mensilità, e spetta:

  • in misura intera ai soggetti non coniugati che non possiedono alcun reddito e ai soggetti coniugati che hanno un reddito familiare inferiore al totale annuo dell'assegno (5.983,64 euro);
  • in misura ridotta ai soggetti non coniugati che hanno un reddito inferiore all'importo annuo dell'assegno (5.983,64 euro) e ai soggetti coniugati che hanno un reddito familiare compreso tra l'ammontare annuo dell'assegno e il doppio dell'importo annuo dell'assegno (dunque tra 5.983,64 e 11.967,28 euro).

Perché la pensione sociale non è sufficiente?

Visti i dati illustrati nel paragrafo precedente, appare subito evidente che la pensione sociale non può bastare a sostenere le necessità di una persona con età superiore a 67 anni.

La cifra piena spetta soltanto a chi è solo e non ha alcun reddito oppure a chi, pur avendo un/una partner, può contare comunque su entrate esigue. Inoltre chi ha un reddito lievemente superiore rischia di vedersi decurtare l’assegno.

Ecco perché pensare fin da subito a una pensione integrativa, anche per chi in famiglia non ha un’occupazione, può essere una scelta lungimirante, che va a proteggere chi domani sarà anziano e avrà esigenze finanziarie più stringenti sul fronte della salute, della sicurezza abitativa, e così via.

Dunque, in ambito familiare sarebbe sempre opportuno valutare la previdenza complementare in modo da non lasciare nessuno privo di tutele in una fase molto delicata della vita.

Cosa succede al mio fondo pensione se trovo lavoro?

Se una persona senza lavoro e iscritta a un fondo pensione trova lavoro, cosa accade al capitale accumulato per la pensione integrativa?

Nel caso dei lavoratori dipendenti, il soggetto interessato può aderire al fondo negoziale del suo Settore e trasferirvi l’intero capitale fino ad allora accumulato.

In generale, è sempre possibile trasferire il capitale da un fondo pensione a un altro, a seconda della situazione lavorativa dell’iscritto, che potrebbe passare:

  • da dipendente ad autonomo;
  • da disoccupato a dipendente;
  • da libero professionista a dipendente.

Insomma, la posizione individuale segue il soggetto per cui è stata aperta e non va perduta.

Fondo pensione per familiari a carico

Vediamo, in chiusura, un’opportunità riservata ai nuclei familiari composti da più di una persona: quella di iscrivere al proprio fondo pensione anche i familiari fiscalmente a carico, come coniugi e figli.

Ne abbiamo parlato in un precedente articolo dal titolo Perché investire in un Fondo pensione per i figli, che ti invitiamo a leggere.

In particolare, da ottobre 2018 gli iscritti al Fondo Priamo hanno la possibilità di aprire una posizione previdenziale a favore dei figli (minorenni o maggiorenni) o del coniuge (se a carico).

Questa scelta consente di accedere a una serie di vantaggi:

  • creare un risparmio previdenziale anche per i familiari fiscalmente a carico;
  • costruire, per i familiari più giovani, una “base” per la pensione complementare;
  • ottenere un risparmio fiscale attraverso la deducibilità dei contributi versati nell’interesse del familiare fiscalmente a carico, entro il limite complessivo di 5.164,57 euro;
  • definire autonomamente l’importo da versare, sulla base delle disponibilità finanziarie presenti e sugli obiettivi finanziari futuri.

Un’opportunità destinata a tutti i membri della famiglia, in particolare quelli privi di un’occupazione e, dunque, di reddito proprio e di iscrizione alla previdenza pubblica.

Per approfondire leggi il nostro documento dal titolo I fiscalmente a carico: un’opportunità da non lasciarsi sfuggire.

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