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Legge di bilancio 2026: tutte le novità sulle pensioni e sulla Previdenza complementare

La Legge di Bilancio 2026 ha introdotto nuove disposizioni in materia di pensioni e Previdenza complementare. Si tratta di modifiche che toccano sia il primo pilastro (sistema pubblico) sia il secondo (previdenza complementare), con l'obiettivo di preservare la tenuta dei conti previdenziali e offrire ai lavoratori strumenti efficaci per integrare la pensione futura.

In questo articolo offriremo una panoramica dei provvedimenti previdenziali presenti in manovra, a partire da quelli riguardanti il sistema pubblico, e analizzeremo le novità in materia di età pensionabile, rivalutazione degli assegni, flessibilità in uscita e incentivi alla permanenza nel mercato del lavoro.

Vedremo poi in che modo la Legge di Bilancio interviene in materia di previdenza complementare, con interessanti novità sul fronte dei vantaggi fiscali e delle prestazioni finali.

Pensione di vecchiaia e anticipata nel 2026

Per andare in pensione di vecchiaia nel 2026 servono ancora 67 anni di età e almeno 20 anni di contributi. Chi invece desidera accedere alla pensione anticipata deve aver versato contributi per 42 anni e 10 mesi se uomo, oppure 41 anni e 10 mesi se donna, e poi attendere una finestra di tre mesi prima di ricevere il primo assegno, senza vincoli anagrafici.

Dal 2027, tuttavia, tornerà l'adeguamento automatico alla speranza di vita calcolato dall'ISTAT, ma l'aumento sarà graduale: si aggiungerà un mese nel 2027 e altri 2 mesi nel 2028, per un totale di tre mesi complessivi in più.

In sintesi:

Anno Requisiti anticipata uomini Requisiti anticipata donne
2026 42 anni e 10 mesi 41 anni e 10 mesi
2027 42 anni e 11 mesi 41 anni e 11 mesi
2028 43 anni e 1 mese 42 anni e 1 mese

Esistono però delle eccezioni per chi svolge attività particolarmente delicate o si trova in situazioni di fragilità:

  • lavoratori che svolgono mansioni usuranti (ad esempio il lavoro in miniera);
  • chi svolge lavori gravosi (si pensi all'edilizia);
  • chi ha iniziato a versare contributi prima dei 19 anni (i cosiddetti lavoratori precoci);
  • le persone con invalidità di almeno il 74%.

Per queste categorie le regole sono più favorevoli, con i requisiti per il pensionamento che non aumentano e rimangono quelli attualmente in vigore.

Quanto aumentano le pensioni minime e gli altri assegni?

Tutte le pensioni pubbliche vengono adeguate all'inflazione, che l'ISTAT stima all'1,4% per il 2025. Questo adeguamento, tecnicamente definito perequazione, non è però uguale per tutti, ma funziona a scaglioni per mantenere un equilibrio tra equità e sostenibilità del sistema.

Le pensioni minime ricevono inoltre un trattamento di favore, e oltre all'adeguamento generale, beneficiano di una rivalutazione aggiuntiva dell'1,3%, che porta l'assegno base da 604,97 euro a 611,85 euro al mese.

Partendo da questo importo minimo di 611,85 euro, la perequazione si applica come segue:

  • pensioni fino a 2.447 euro lordi (quattro volte il minimo): rivalutazione al 100% dell'inflazione;
  • pensioni tra 2.447 e 3.059 euro (tra quattro e cinque volte il minimo): rivalutazione al 90%;
  • pensioni oltre 3.059 euro: rivalutazione al 75%.

Oltre alla rivalutazione legata all'inflazione, i pensionati (e i lavoratori) con redditi medi beneficeranno di un importante vantaggio fiscale: a partire dal 1° gennaio 2026, l'aliquota IRPEF per lo scaglione di reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro scende dal 35% al 33%. Si tratta di un risparmio che si traduce in un aumento netto dell'assegno percepito, indipendentemente dai meccanismi di perequazione.

Infine, per i pensionati più in difficoltà (con reddito molto basso o invalidità totale), c'è anche la maggiorazione sociale, che si aggiunge alla pensione minima portando l'assegno netto a 619,80 euro.

Stop a Quota 103 e Opzione Donna

Due misure che permettevano di anticipare l'uscita dal lavoro non sono state rinnovate.

Ci riferiamo, nello specifico, a:

  • Quota 103, che richiedeva almeno 62 anni di età e 41 di contributi;
  • Opzione Donna, pensata per lavoratrici in particolari condizioni di difficoltà.

Esiste però una tutela per chi aveva già raggiunto i requisiti entro il 31 dicembre 2025. Queste persone mantengono il "diritto acquisito" e potranno comunque accedere alla pensione anticipata nel 2026, rispettando le finestre previste (tre mesi per Quota 103, nove mesi per Opzione Donna).

APE Sociale: confermata per chi è in difficoltà

L'APE Sociale continua anche nel 2026, mantenendo le stesse condizioni del 2025. Si tratta di un aiuto pensato per chi si trova in situazioni complicate e permette di ricevere un assegno prima della maturazione dei requisiti per la pensione vera e propria.

I requisiti dipendono dalla propria condizione:

  • disoccupati da almeno 6 mesi;
  • chi assiste familiari con disabilità grave (i caregiver);
  • invalidi con capacità lavorativa ridotta di almeno il 74%.

Inoltre, occorre avere almeno 63 anni e 5 mesi di età e 30 anni di contributi. Per chi fa lavori gravosi (l'elenco viene aggiornato ogni anno con decreto ministeriale) il solo limite contributivo sale a 36 anni.

L'importo massimo dell'assegno è di 1.500 euro lordi al mese, senza tredicesima. Attenzione però: non si può ricevere l'APE Sociale svolgendo lavoro dipendente o attività autonoma continuativa; sono consentiti solo lavori autonomi occasionali fino a 5.000 euro lordi annui.

Il “Bonus Giorgetti” per chi continua a lavorare

Il “Bonus Giorgetti”, precedentemente chiamato “Bonus Maroni”, viene confermato anche per il 2026. È un incentivo economico per i lavoratori dipendenti che, pur avendo maturato i requisiti per la pensione anticipata ordinaria entro il 31 dicembre (42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini, 41 e 10 per le donne), decidono di non andare subito in pensione e continuare a lavorare.

In questo caso, invece di versare all'INPS la propria quota di contributi previdenziali (pari al 9,19% dello stipendio), il lavoratore riceve tale importo direttamente in busta paga come aumento netto.

Il Bonus vale dal momento in cui si maturano i requisiti per la pensione anticipata fino a quando non si raggiungono quelli per la pensione di vecchiaia. L'obiettivo del legislatore è quello di aumentare lo stipendio di chi resta al lavoro incentivando il prosieguo fino alla naturale maturazione dei requisiti per la pensione di vecchiaia, limitando il numero di persone che vanno in pensione anticipata.

Fondi pensione: cosa cambia nella previdenza complementare

Con la Legge di Bilancio 2026 lo Stato conferma il ruolo centrale della previdenza complementare, ormai sempre più indispensabile per la tenuta del sistema previdenziale del nostro Paese. Vediamo gli interventi più significativi.

1. Adesione automatica e vantaggi fiscali potenziati

La manovra mira ad agevolare l’adesione dei lavoratori alla previdenza complementare, utilizzando due strumenti principali:

  1. Il nuovo meccanismo di adesione automatica: dal 1° luglio 2026, quando una persona sarà assunta nel settore privato, il TFR, il contributo dell’azienda ed il contributo del lavoratore saranno destinati automaticamente al fondo pensione negoziale secondo le previsioni del CCNL e dei conseguenti accordi. Trattasi, quindi di adesione a tutti gli effetti, che sarà resa pienamente operativa. Entro 60 giorni dall’assunzione, decorso il termine (60 gg) entro il quale il lavoratore potrà esercitare il diritto di recesso.
  2. I vantaggi fiscali: il limite massimo di versamenti annui che si possono dedurre dal reddito (e quindi su cui non si pagano tasse) sale a 5.300 euro, rispetto ai precedenti 5.164,57 euro. In questo modo, chi incrementa i contributi alla previdenza complementare beneficia di un maggiore risparmio IRPEF.

2. Modalità di investimento del TFR

In caso di adesione automatica al fondo pensione di riferimento, la Legge di Bilancio 2026 impone di definire con precisione, negli statuti e nei regolamenti dei fondi stessi, le modalità per investire i contributi e le quote di TFR versate.

Se finora il comparto di “default” è stato generalmente identificato con la linea di investimento più prudente, volta a garantire la restituzione del capitale e rendimenti che puntino ad essere in linea con il tasso di rivalutazione del TFR, la nuova normativa evolve questo quadro. Si prevede, infatti, che le risorse siano allocate in percorsi o linee di investimento differenziati per rischio e rendimento, costruiti tenendo conto in particolare dell’orizzonte temporale e dell’età anagrafica del lavoratore.

Novità per le aziende: il TFR in Tesoreria

Per chi invece sceglie di non destinare il TFR alla previdenza complementare, la manovra estende l'obbligo di versamento del TFR al Fondo di Tesoreria INPS anche alle aziende più piccole. Se finora l'obbligo riguardava solo le realtà con almeno 50 dipendenti, nel biennio 2026-2027 la soglia scenderà a 60 dipendenti, per poi ridursi progressivamente fino a coinvolgere le aziende con almeno 40 dipendenti dal 2032. Questo assicura una maggiore tutela del trattamento di fine rapporto anche nelle medie imprese.

3. Più libertà quando si va in pensione

Cambiano anche le modalità di erogazione della pensione integrativa. In precedenza era possibile richiedere in un'unica soluzione (sotto forma di capitale) fino al 50% del montante accumulato,ora questa quota sale al 60%, lasciando il restante 40% alla rendita.

Per l'erogazione in forma di rendita vengono inoltre introdotte tre nuove opzioni:

  • rendita a durata definita, che suddivide il montante e lo eroga in base agli anni di vita residui stimati dalle tavole di mortalità Istat;
  • prelievi liberamente determinabili, con importi che l’aderente può ritirare in base alle proprie necessità;
  • erogazione frazionata del montante, che prevede l’erogazione di quanto accumulato in un periodo temporale definito (con un minimo di 5 anni).

Queste tre nuove opzioni, a differenza delle rendite tradizionali, non prevedono il passaggio del montante accumulato alla compagnia assicurativa: ciò significa che l’importo residuo rimane nel fondo e continuerà a essere investito e generare rendimenti.

Per quanto concerne l’erogazione frazionata, occorre però fare attenzione alla questione fiscale, poiché anziché le classiche aliquote (comprese tra il 15 e il 9%, a seconda degli anni di permanenza nella previdenza complementare), il prelievo si innalza al 20% Quest'ultima si riduce dello 0,25% per ogni anno di partecipazione alla previdenza complementare oltre il quindicesimo, fino a un minimodel 15%.

4. Maggiore protezione sulle prestazioni

Per quanto concerne la cedibilità, la sequestrabilità e la pignorabilità, la Legge di Bilancio 2026 conferma, in primo luogo, l’intangibilità delle posizioni individuali accantonate nelle forme di previdenza complementare durante la fase di accumulo e fino alla richiesta di liquidazione. In secondo luogo, equipara alcune specifiche prestazioni alle tutele già previste per le pensioni pubbliche, precisando che beneficiano di una protezione rafforzata gli importi corrisposti sotto forma di:

  • prestazione finale al pensionamento;
  • RITA;
  • anticipazioni per spese mediche.

Restano invece esclusi da questi vincoli di cedibilità, sequestrabilità o pignorabilità gli importi derivanti dal riscatto totale o parziale, dalle anticipazioni per acquisto/ristrutturazione della prima casa e da quelle richieste per altre esigenze. Tali somme, pertanto, se richieste dall’iscritto, potrebbero diventare oggetto di rivalsa da parte dei creditori.

5. Attenzione alla portabilità del contributo del datore di lavoro

Una novità importante e dibattuta riguarda il contributo che il datore di lavoro versa in favore dell’aderente al fondo pensione in caso di attivazione, da parte di quest’ultimo, del contributo a proprio carico - anche minimo - in aggiunta al TFR.

Fino al 2025, questo contributo era appannaggio esclusivo dei soli fondi negoziali. La Legge di Bilancio 2026, invece, prevede che esso possa essere trasferito anche verso altre forme di previdenza complementare, come i fondi aperti o i PIP (piani individuali pensionistici).

Questa libertà può sembrare un vantaggio, ma bisogna fare attenzione. I fondi aperti e i PIP sono gestiti da società che hanno scopo di lucro, a differenza dei fondi negoziali come Priamo, e per questo motivo hanno costi di gestione più alti.

Il rischio concreto è che una parte importante del contributo dell’azienda sia erosa dalle commissioni/costi applicati, riducendo il vantaggio effettivo. Prima di trasferire la propria posizione da un Fondo Negoziale, come Fondo Priamo, ad un Fondo aperto o ad un PIP, è fondamentale valutare bene i costi.

Per maggiori dettagli in merito, consigliamo l’utilizzo del comparatore dei costi, che potrai reperire nella parte in basso della home page del sito del Fondo, nella sezione “Motori di calcolo” e ti consigliamo la lettura di Che cos’è l’indicatore sintetico di costo di un fondo pensione.

6. Stop al cumulo per chi ha iniziato dopo il 1996

Se le misure sopra menzionate mirano a rafforzare la previdenza complementare, la manovra fa un passo indietro sulla novità più rilevante introdotta l’anno scorso. Dal 2026, infatti, è stata abrogata la possibilità di sommare i contributi dei fondi pensione con quelli della previdenza pubblica per raggiungere prima i requisiti della pensione anticipata.

Questa possibilità era riservata a chi ha iniziato a lavorare dopo il 1° gennaio 1996 (i cosiddetti "contributivi puri") anche se prevista dalla precedente legge di bilancio e mai resa attuativa. Si torna dunque alle regole ordinarie, con il primo pilastro (INPS) e il secondo pilastro (previdenza complementare) che rimangono “separati”.

7. Fondi pensione e investimenti in infrastrutture

La nuova disciplina attribuisce al Ministro dell’Economia e delle Finanze, d’intesa con il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, previa consultazione della COVIP, la facoltà di emanare indicazioni per orientare gli investimenti della previdenza complementare verso strumenti finanziari emessi da soggetti operativi prevalentemente nel settore delle infrastrutture nazionali.

Tutte le misure che impattano sulla previdenza complementare sopra elencate entreranno in vigore dal 1° luglio 2026 e richiederanno disposizioni attuative che saranno emanate dall’Autorità di vigilanza di settore (Covip).

Cosa fare per prepararsi alla pensione nel 2026

La Legge di Bilancio 2026 disegna un sistema pensionistico che per quest'anno blocca gli adeguamenti automatici all'età di pensionamento e rafforza il ruolo della previdenza complementare per fronteggiare l'invecchiamento della popolazione e l’erosione dell’importo dell’assegno pensionistico pubblico.

Per questo, è importante verificare la propria situazione personale, controllando sul portale INPS (accessibile con SPID o Carta d'Identità Elettronica) quanti anni di contributi sono stati versati e fare simulazioni sull'importo futuro della pensione usando strumenti come "La mia pensione futura".

Il 2026 rappresenta quindi un momento cruciale per valutare l’adesione a un fondo pensione, sfruttando le nuove regole sull’adesione automatica e l’ampliamento dei vantaggi fiscali per costruire una copertura previdenziale ancora più solida e consapevole.

Temi: Pensione

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